Aria texts for Mozart: Lucio Silla
Mozart: Lucio Silla
Libretto: Giovanni de Gamerra with changes by Pietro Metastasio
PERSONAGGI
Lucio Silla, dittatore romano (T);
Celia, sua sorella (A);
Cecilio, senatore proscritto da Silla (S);
Giunia, sua amata, figlia di Mario (S);
Lucio Cinna, patrizio, amico di Cecilio (S);
Audifio, tribuno, amico di Silla (T);
senatori, ufficiali, soldati, guardie, popolo
Aria texts ____________________________________________________ ACT I
CINNA
Vieni ov'amor t'invita
vieni, che già mi sento
del tuo vicin contento
gli altri presagi in sen.
Non è sempre il mar cruccioso,
non è sempre il ciel turbato,
ride alfin, lieto e placato
fra la calma, ed il seren. ____________________________________________________
CECILIO
Il tenero momento
premio di tanto amore
già mi dipinge il core
fra i dolci suoi pensier.
E qual sarà il contento,
ch'al fianco suo m'aspetta,
se tanto ora m'allieta
l'idea del mio piacer? ____________________________________________________
CELIA
Se lusinghiera speme
pascer non sa gli amanti
anche fra i più costanti
languisce fedeltà.
Quel cor sì fido e tenero,
ah sì quel core istesso
così ostinato adesso
quel cor si piegherà. ____________________________________________________
GIUNIA
Dalla sponda tenebrosa
vieni o padre, o sposo amato
d'una figlia, e d'una sposa
a raccor l'estremo fiato.
Ah tu di sdegno, o barbaro
smani fra te, deliri,
ma non è questa, o perfido
la pena tua maggior.
Io sarò paga allora
di non averti accanto,
tu resterai frattanto
coi tuoi rimorsi al cor. ____________________________________________________
SILLA
Il desìo di vendetta, e di morte
sì m'infiamma, e sì m'agita il petto,
che in quest'alma ogni debole affetto
disprezzato si cangia in furor.
Forse nel punto estremo
della fatal partita
mi chiederai la vita,
ma sarà il pianto inutile,
inutile il dolor. ____________________________________________________
DUETTO (INSIEME)
CECILIO
Or ch'al mio seno
cara tu sei
m'insegna il pianto
degl'occhi miei
ch'ha le sue lagrime
anche il piacer.
GIUNIA
Or ch'al mio seno
caro tu sei
m'insegna il pianto
degl'occhi miei
ch'ha le sue lagrime
anche il piacer. ____________________________________________________
ACT II
AUFIDIO
Guerrier, che d'un acciaro
impallidisce al lampo,
a dar non vada in campo
prove di sua viltà.
Se or cede a un vil timore,
se or cede alla speranza,
e qual sarà incostanza
se questa non sarà? ____________________________________________________
CECILIO
Quest'improvviso tremito
che in sen di più s'avanza,
non so se sia speranza,
non so se sia furor.
Ma fra suoi moti interni
fra le mie smanie estreme,
o sia furore, o speme,
paventi il traditor. ____________________________________________________
CELIA
Se il labbro timido
scoprir non osa
la fiamma ascosa
per lui ti parlino
queste pupille
per lui ti svelino
tutto il mio cor. ____________________________________________________
GIUNIA
Ah se il crudel periglio
del caro bel rammento
tutto mi fa spavento
tutto gelar mi fa.
Se per sì cara vita
non veglia l'amistà
da chi sperare aita
da chi sperar pietà? ____________________________________________________
CINNA
Nel fortunato istante,
ch'ei già co' voti affretta
per la comun vendetta
vuò, che mi spiri al piè.
Già va una destra altera
del colpo suo felice
e questa destra ultrice
lungi da lui non è. ____________________________________________________
SILLA
D'ogni pietà mi spoglio
perfida donna audace;
se di morir ti piace
quell'ostinato orgoglio
presto tremar vedrò.
(Ma il cor mi palpita...
perder chi adoro?...
svenare barbaro,
il mio tesoro?...)
Che dissi? Ho l'anima
vile a tal segno?
Smanio di sdegno;
morir tu brami,
crudel mi chiami,
tremare, o perfida,
crudel sarò. ____________________________________________________
CECILIO
Ah se a morir mi chiama
il fato mio crudele
seguace ombra fedele
sempre sarò con te.
Vorrei mostrar costanza
cara, nel dirti addio
ma nel lasciarti, oh dio!
Sento tremarmi il piè. ____________________________________________________
CELIA
Quando sugl'arsi campi
scende la pioggia estiva,
le foglie, i fior ravviva,
e il bosco, il praticello
tosto si fa più bello,
ritorna a verdeggiar.
Così quest'alma amante
fra la sua dolce speme
dopo le lunghe pene
comincia a respirar. ____________________________________________________
GIUNIA
Parto, m'affretto,
ma nel partire
il cor si spezza.
Mi manca l'anima,
morir mi sento
né so morire.
E smanio, e gelo,
e piango, e peno.
Ah se potessi,
potessi almeno
fra tanti spasimi,
morir così.
Ma per maggior mio duolo
verso un'amante oppressa
divien la morte istessa
pietosa in questo dì. ____________________________________________________
CORO
Se gloria il crin ti cinse
di mille squadre a fronte
or la tremuta fronte
qui ti coroni Amor.
Stringa quel braccio invitto
lei, che da te s'adora.
So con i mirti ancora
cresce il guerriero allor. ____________________________________________________
TERZETTO
SILLA
Quell'orgoglioso sdegno
oggi umiliar saprò.
CECILIO
Non lo sperare, indegno,
l'istesso ognor sarò.
GIUNIA
Eccoti, o sposo, un pegno,
ch'al fianco tuo morrò.
SILLA
Empi la vostra mano
merita sol catene.
Insieme
GIUNIA
Se mi ama il caro bene
lieta a morir me n' vo.
CECILIO
Se mi ama il caro bene
lieto a morir me n' vo.
Insieme
SILLA
Questa costanza intrepida
questo sì fido amore
tutto mi strazia il core
tutto avvampar mi fa.
GIUNIA E CECILIO
La mia costanza intrepida
il mio fedele amore
dolce consola il core
né paventar mi fa. ____________________________________________________
ACT III
CELIA
Strider sento la procella
né risplende amica stella
pure avvolta in tanto orrore
la speranza coll'amore
mi sta sempre in mezzo al cor. ____________________________________________________
CINNA
De' più superbi il core
se Giove irato fulmina,
spavento ingombra,
ma d'un alloro all'ombra
non palpita il pastor.
Paventino i tiranni
le stragi, e le ritorte,
sol rida in faccia a morte
chi ha senza colpe il cor. ____________________________________________________
CECILIO
Pupille amate
non lagrimate
morir mi fate
pria di morir.
Quest'alma fida
a voi d'intorno
farà ritorno
sciolta in sospir. ____________________________________________________
GIUNIA
Fra i pensier più funesti di morte
veder parmi l'esangue consorte
che con gelida mano m'addita
la fumante sanguigna ferita
e mi dice: che tardi a morir?
Già vacillo, già manco, già moro
e l'estinto mio sposo, ch'adoro
ombra fida m'affretto a seguir. ____________________________________________________
FINALE
CORO
Il gran Silla a Roma in seno
che per lui respira, e gode
d'ogni gloria, e d'ogni lode.
Vincitore oggi si fa.
GIUNIA E CECILIO
Sol per lui l'acerba sorte
è per me felicità!
CINNA E SILLA
E calpesta le ritorte
la latina libertà.
TUTTI
Trionfò d'un basso amore
la virtude, e la pietà.
SILLA
Il trofeo sul proprio core
qual trionfo uguaglierà?
CORO
Se per Silla in Campidoglio
lieta Roma esulta, gode
d'ogni gloria, e d'ogni lode
vincitore oggi si fa. ____________________________________________________ End of Opera
Lucio Silla, dittatore romano (T);
Celia, sua sorella (A);
Cecilio, senatore proscritto da Silla (S);
Giunia, sua amata, figlia di Mario (S);
Lucio Cinna, patrizio, amico di Cecilio (S);
Audifio, tribuno, amico di Silla (T);
senatori, ufficiali, soldati, guardie, popolo
Aria texts ____________________________________________________ ACT I
CINNA
Vieni ov'amor t'invita
vieni, che già mi sento
del tuo vicin contento
gli altri presagi in sen.
Non è sempre il mar cruccioso,
non è sempre il ciel turbato,
ride alfin, lieto e placato
fra la calma, ed il seren. ____________________________________________________
CECILIO
Il tenero momento
premio di tanto amore
già mi dipinge il core
fra i dolci suoi pensier.
E qual sarà il contento,
ch'al fianco suo m'aspetta,
se tanto ora m'allieta
l'idea del mio piacer? ____________________________________________________
CELIA
Se lusinghiera speme
pascer non sa gli amanti
anche fra i più costanti
languisce fedeltà.
Quel cor sì fido e tenero,
ah sì quel core istesso
così ostinato adesso
quel cor si piegherà. ____________________________________________________
GIUNIA
Dalla sponda tenebrosa
vieni o padre, o sposo amato
d'una figlia, e d'una sposa
a raccor l'estremo fiato.
Ah tu di sdegno, o barbaro
smani fra te, deliri,
ma non è questa, o perfido
la pena tua maggior.
Io sarò paga allora
di non averti accanto,
tu resterai frattanto
coi tuoi rimorsi al cor. ____________________________________________________
SILLA
Il desìo di vendetta, e di morte
sì m'infiamma, e sì m'agita il petto,
che in quest'alma ogni debole affetto
disprezzato si cangia in furor.
Forse nel punto estremo
della fatal partita
mi chiederai la vita,
ma sarà il pianto inutile,
inutile il dolor. ____________________________________________________
DUETTO (INSIEME)
CECILIO
Or ch'al mio seno
cara tu sei
m'insegna il pianto
degl'occhi miei
ch'ha le sue lagrime
anche il piacer.
GIUNIA
Or ch'al mio seno
caro tu sei
m'insegna il pianto
degl'occhi miei
ch'ha le sue lagrime
anche il piacer. ____________________________________________________
ACT II
AUFIDIO
Guerrier, che d'un acciaro
impallidisce al lampo,
a dar non vada in campo
prove di sua viltà.
Se or cede a un vil timore,
se or cede alla speranza,
e qual sarà incostanza
se questa non sarà? ____________________________________________________
CECILIO
Quest'improvviso tremito
che in sen di più s'avanza,
non so se sia speranza,
non so se sia furor.
Ma fra suoi moti interni
fra le mie smanie estreme,
o sia furore, o speme,
paventi il traditor. ____________________________________________________
CELIA
Se il labbro timido
scoprir non osa
la fiamma ascosa
per lui ti parlino
queste pupille
per lui ti svelino
tutto il mio cor. ____________________________________________________
GIUNIA
Ah se il crudel periglio
del caro bel rammento
tutto mi fa spavento
tutto gelar mi fa.
Se per sì cara vita
non veglia l'amistà
da chi sperare aita
da chi sperar pietà? ____________________________________________________
CINNA
Nel fortunato istante,
ch'ei già co' voti affretta
per la comun vendetta
vuò, che mi spiri al piè.
Già va una destra altera
del colpo suo felice
e questa destra ultrice
lungi da lui non è. ____________________________________________________
SILLA
D'ogni pietà mi spoglio
perfida donna audace;
se di morir ti piace
quell'ostinato orgoglio
presto tremar vedrò.
(Ma il cor mi palpita...
perder chi adoro?...
svenare barbaro,
il mio tesoro?...)
Che dissi? Ho l'anima
vile a tal segno?
Smanio di sdegno;
morir tu brami,
crudel mi chiami,
tremare, o perfida,
crudel sarò. ____________________________________________________
CECILIO
Ah se a morir mi chiama
il fato mio crudele
seguace ombra fedele
sempre sarò con te.
Vorrei mostrar costanza
cara, nel dirti addio
ma nel lasciarti, oh dio!
Sento tremarmi il piè. ____________________________________________________
CELIA
Quando sugl'arsi campi
scende la pioggia estiva,
le foglie, i fior ravviva,
e il bosco, il praticello
tosto si fa più bello,
ritorna a verdeggiar.
Così quest'alma amante
fra la sua dolce speme
dopo le lunghe pene
comincia a respirar. ____________________________________________________
GIUNIA
Parto, m'affretto,
ma nel partire
il cor si spezza.
Mi manca l'anima,
morir mi sento
né so morire.
E smanio, e gelo,
e piango, e peno.
Ah se potessi,
potessi almeno
fra tanti spasimi,
morir così.
Ma per maggior mio duolo
verso un'amante oppressa
divien la morte istessa
pietosa in questo dì. ____________________________________________________
CORO
Se gloria il crin ti cinse
di mille squadre a fronte
or la tremuta fronte
qui ti coroni Amor.
Stringa quel braccio invitto
lei, che da te s'adora.
So con i mirti ancora
cresce il guerriero allor. ____________________________________________________
TERZETTO
SILLA
Quell'orgoglioso sdegno
oggi umiliar saprò.
CECILIO
Non lo sperare, indegno,
l'istesso ognor sarò.
GIUNIA
Eccoti, o sposo, un pegno,
ch'al fianco tuo morrò.
SILLA
Empi la vostra mano
merita sol catene.
Insieme
GIUNIA
Se mi ama il caro bene
lieta a morir me n' vo.
CECILIO
Se mi ama il caro bene
lieto a morir me n' vo.
Insieme
SILLA
Questa costanza intrepida
questo sì fido amore
tutto mi strazia il core
tutto avvampar mi fa.
GIUNIA E CECILIO
La mia costanza intrepida
il mio fedele amore
dolce consola il core
né paventar mi fa. ____________________________________________________
ACT III
CELIA
Strider sento la procella
né risplende amica stella
pure avvolta in tanto orrore
la speranza coll'amore
mi sta sempre in mezzo al cor. ____________________________________________________
CINNA
De' più superbi il core
se Giove irato fulmina,
spavento ingombra,
ma d'un alloro all'ombra
non palpita il pastor.
Paventino i tiranni
le stragi, e le ritorte,
sol rida in faccia a morte
chi ha senza colpe il cor. ____________________________________________________
CECILIO
Pupille amate
non lagrimate
morir mi fate
pria di morir.
Quest'alma fida
a voi d'intorno
farà ritorno
sciolta in sospir. ____________________________________________________
GIUNIA
Fra i pensier più funesti di morte
veder parmi l'esangue consorte
che con gelida mano m'addita
la fumante sanguigna ferita
e mi dice: che tardi a morir?
Già vacillo, già manco, già moro
e l'estinto mio sposo, ch'adoro
ombra fida m'affretto a seguir. ____________________________________________________
FINALE
CORO
Il gran Silla a Roma in seno
che per lui respira, e gode
d'ogni gloria, e d'ogni lode.
Vincitore oggi si fa.
GIUNIA E CECILIO
Sol per lui l'acerba sorte
è per me felicità!
CINNA E SILLA
E calpesta le ritorte
la latina libertà.
TUTTI
Trionfò d'un basso amore
la virtude, e la pietà.
SILLA
Il trofeo sul proprio core
qual trionfo uguaglierà?
CORO
Se per Silla in Campidoglio
lieta Roma esulta, gode
d'ogni gloria, e d'ogni lode
vincitore oggi si fa. ____________________________________________________ End of Opera